Alessitimia

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L'alessitimia o alexitimia (dal greco “a-” mancanza, “lexis” parola e “thymos” emozione: letteralmente «non avere le parole per le emozioni») in psicologia è un disturbo che consiste in un deficit della consapevolezza emotiva, palesato dall'incapacità di mentalizzare, percepire, riconoscere e descrivere verbalmente i propri e gli altrui stati emotivi. Viene attualmente considerato anche come un possibile deficit della funzione riflessiva del Sé.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine fu coniato da John Nemiah e Peter Sifneos all'inizio degli anni settanta, per definire un insieme di caratteristiche di personalità evidenziate in pazienti cosiddetti psicosomatici. Il nome venne divulgato per la prima volta nel 1976 alla XI Conferenza Europea sulle Ricerche Psicosomatiche.[1]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

L'alessitimia si manifesta nella difficoltà di identificare e descrivere i propri sentimenti, e a distinguere gli stati emotivi dalle percezioni fisiologiche. I soggetti alessitimici hanno grandi difficoltà a individuare quali siano i motivi che li spingono a provare o esprimere le proprie emozioni, e al contempo non sono in grado d'interpretare le emozioni altrui. La loro capacità immaginativa e onirica è ridotta, talvolta inesistente; mancano di capacità d'introspezione, e tendono ad assumere comportamenti conformanti alla media. I soggetti alessitimici tendono anche a stabilire relazioni di forte dipendenza o, in mancanza di essa, preferiscono l'isolamento.

L'alessitimia è stata associata a uno stile di attaccamento insicuro-evitante, caratterizzato da un bisogno talvolta ossessivo di attenzioni e cure.

Altro processo psichico frequente nei soggetti con tratti di personalità alessitimici è l'incapacità di mentalizzare e simbolizzare l'emozione. L'emozione viene vissuta per via somatica (direttamente sul corpo e senza elaborazione mentale), e non interpretata cognitivamente, né concettualizzata per immagini mentali o parole che la sintetizzino e contengano. L'emozione è, per il soggetto alessitimico, la mera percezione fisica, disregolata e presimbolica, dei correlati psicofisiologici dell'attivazione emotiva.

La diagnosi[modifica | modifica wikitesto]

Il test attualmente più diffuso e affidabile per la diagnosi dell'alessitimia è la TAS-20 (Toronto Alexithymia Scale), una scala psicometrica,[2][3] di autovalutazione a 20 domande (item), creata nel 1985 (come TAS-26, con 26 item) e revisionata poi nel 1992 (con riduzione a 20 item), per identificare la presenza delle tre caratteristiche ritenute alla base del disturbo:

  • la difficoltà nell'identificare i sentimenti;
  • la difficoltà nel descrivere i sentimenti altrui;
  • il pensiero orientato quasi solo all'esterno, e raramente verso i propri stessi processi endopsichici.

Per la valutazione delle caratteristiche alessitimiche, esistono altri sistemi di misurazione: inaugurata da Ruesch tra il 1948 e il 1957, fu l'osservazione sui pazienti, da cui derivò che loro producevano solo fantasie primitive e stereotipate. Murray, nel 1935, utilizza il TAT. Si tratta di 31 tavole rappresentanti foto, immagini, quadri, dal significato ambiguo, di cui 11 tavole vengono utilizzate per tutti i soggetti, e 20 sono specifiche per categorie di genere sessuale ed età. Sulle tavole vi sono rappresentati uno o più personaggi immersi in situazioni di vita quotidiana, e l'immagine è strutturata in diversi gradi. La tecnica utilizzata è basata sulla proiezione la cui caratteristica è lo stimolo poco strutturato (v. Test psicologico proiettivo). Il test è individuale e il soggetto si trova seduto di spalle allo psicologo; in questo modo sono favorite le libere associazioni. Il soggetto deve costruire una storia intorno alla figura presentata, con un passato, un presente, un futuro, una conclusione e, infine, le considerazioni personali; ciò favorisce l'identificazione del soggetto con il personaggio principale, attribuendogli sentimenti e bisogni che fanno parte del suo vissuto, e sono espressione del suo mondo pulsionale (inconscio).

Il SAT9 (Objectively Scored Archetypal Test) è una tecnica proiettiva di disegno, utilizzata per valutare una caratteristica centrale dell'alessitimia: la funzione simbolica e la capacità del soggetto di creare delle fantasie. Consta di una lista di 9 oggetti o simboli (una spada, una cascata, un rifugio, un mostro, un qualcosa di ciclico, un personaggio, l'acqua, un animale, il fuoco) che vengono sottoposti all'individuo a cui viene chiesto di fare un disegno utilizzando questi 9 simboli e di scrivere una breve storia che spieghi il disegno. Con l'aumentare del grado di alessitimia, i disegni perderanno di originalità, nella forma e nel contenuto, poiché il soggetto risulta avere un deficit della funzione simbolica e incapace di difendersi dall'ansia provocata da certi simboli. È logico aspettarsi che i disegni creativi e le storie poetiche saranno create più facilmente da soggetti non alessitimici.

Comorbilità[modifica | modifica wikitesto]

L'alessitimia è risultata significativamente correlata a numerose condizioni patologiche[4] sia di natura psicosomatica sia psicologica, come l'ipertensione[5], la dispepsia[6], i disturbi sessuali e la disfunzione erettile [7], l'abuso di sostanze[8][9] e alcuni disturbi d'ansia[10].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nemiah J.C., Freyberger H., Sifneos P.E. (1976), Alexithymia: A view of the psychosomatic process. In Hill O.W., Modern Trends in Psychosomatic Medicine, Vol. 3, Butterworths, London, pp. 430-439.
  2. ^ [1]
  3. ^ Tselebis et al. (2010). Annals of General Psychiatry,9:16
  4. ^ Graeme J. Taylor, Michael Bagby and James D.A. Parker, Disorders of Affect Regulation: Alexithymia in Medical and Psychiatric Illness, 1997, pp. 28-31.
  5. ^ Antti Jula, Jouko K. Salminen; Simo Saarijärvi, Alexithymia: A Facet of Essential Hypertension in Hypertension, vol. 33, nº 4, aprile 1999, pp. 1057-1061. URL consultato il 17 dicembre 2006.
  6. ^ Michael P. Jones, Ann Schettler, Kevin Olden, and Michael D. Crowell, Alexithymia and Somatosensory Amplification in Functional Dyspepsia in Psychosomatics, vol. 45, nº 6, 2004, pp. 508-516, url = http://psy.psychiatryonline.org/cgi/content/full/45/6/508.
  7. ^ Paolo M. Michetti, Daniele Bonanno, Roberta Rossi, Andrea Tiesi and Chiara Simonelli, Male sexuality and regulation of emotions: a study on the association between alexithymia and erectile dysfunction (ED) in International Journal of Impotence Research, vol. 18, nº 2, 2006, pp. 170–174. URL consultato il 2 febbraio 2007.
  8. ^ Chiang-shan Ray Li, Rajita Sinha, Alexithymia and stress-induced brain activation in cocaine-dependent men and women in Journal of Psychiatry & Neuroscience, vol. 31, nº 2, marzo 2006, pp. 115–121. URL consultato il 17 dicembre 2006.
  9. ^ Mark A. Lumley, Karen K. Downey, Laurence Stettner, Francine Wehmer, and Ovide F. Pomerleau, Alexithymia and negative affect: relationship to cigarette smoking, nicotine dependence, and smoking cessation in Psychotherapy and Psychosomatics, vol. 61, 3-4, 1994, pp. 156-162.
  10. ^ Bruce A. Jones, Panic attacks with panic masked by alexithymia (PDF) in Psychosomatics, vol. 25, nº 11, novembre 1984, pp. 858-859. URL consultato il 17 dicembre 2006.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Caretti, V., La Barbera, D. (2005). Alessitimia. Astrolabio Editore, Roma.
  • Krystal, H. (2007). Affetto, Trauma, Alessitimia. Magi Editore, Roma.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]