Alano di Lilla
Alano di Lilla, o Alano delle Isole (in latino Alanus ab Insulis; Lilla, 1125 circa – Cîteaux, 1202), è stato un teologo e filosofo francese.
Chiamato anche Alan de l'Isle o Alanus ab Insulis, della sua vita si sa poco: formatosi alla Scuola di Chartres, insegnò a Parigi e a Montpellier, venendo per questo chiamato Alano di Montepessulano e forse partecipò al Concilio Laterano del 1179; definito Doctor universalis per la vastità delle sue conoscenze, si fece monaco e si ritirò nell'abbazia di Cîteaux.
Indice |
[modifica] Opere
- De planctu naturae, in prosa e versi
- Anticlaudianus, in versi
- Contra haereticos, in quattro libri
- Regulae de sacra theologia
- Summa "quoniam homines"
- De Arte seu articulis catholicae fidei
- Sermones
- Liber parabolarum
- Liber distinctionum.
[modifica] Dottrina
Nelle Regulae de sacra theologia costruisce una teologia come una scienza matematica, partendo da principi, regulae, necessari come postulati dai quali far discendere proposizioni successivamente dedotte da quelli: «ogni scienza si fonda su regole proprie…dalle quale è limitata come da confini; le regole della dialettica sono le massime, della retorica, i luoghi comuni, dell'etica, le sentenze, della fisica, gli aforismi, dell'aritmetica, i porismi, che sono regole sottili che premiano chi le cerca con sottile intelligenza; la teologia, scienza suprema, ha regole superiori alle altre per la loro sottigliezza e oscurità e mentre le altre regole hanno una necessità dubbia perché sono date dalla consuetudine, in accordo con il corso della natura, invece la necessità delle regole teologiche è assoluta perché ne fanno fede cose immutabili». La prima delle 125 regole di Alano afferma che l'unità non deriva da nulla mentre ogni pluralità deriva dall'unità: ne discende che in Dio vi è somma unità e nella natura ogni pluralità.
Tuttavia, se anche queste ragioni possono indurre gli uomini a credere, esse non sono in nessun modo sufficienti a procurare loro la fede né avrebbe merito una fede cui la ragione umana offrisse prove inconfutabili. D'altra parte non si può dimostrare l'esistenza di Dio, che è causa prima, la quale è a sua volta un postulato e perciò non dimostrabile; anche la Trinità non può essere dimostrata ma solo immaginata e la redenzione di Cristo poteva essere operata diversamente come anche l'incarnazione, che poté essere conveniente ma non necessaria e dunque entrambe non sono dimostrabili; il teologo si basa sulla fede, credit ut sciat, crede per conoscere.
La scienza della natura è in Alano una serie di rapporti e rispondenze fra le cose, derivanti dalla filosofia neoplatonica, dalla tradizione ermetica e dall'alchimia; l'uomo, microcosmo naturale, ha in sé varie parti che corrispondono a tutte le parti del mondo: è composto di quattro umori, aria, acqua, fuoco e terra, come gli elementi naturali; il movimento della sua ragione, analogamente a quanto sostiene Platone nel Timeo, corrisponde al movimento del cielo delle stesse fisse e il movimento della sua sensibilità al moto planetario. Come in Platone, Alano individua tre facoltà: la prudenza, posta nella testa, corrisponde a Dio, il coraggio, nel cuore, corrisponde agli angeli e la sensualità, nelle reni, all'uomo stesso.
Quanto all'universo, Alano sostiene, secondo una teoria condivisa da altri neoplatonici, che esso sia infinito e che non abbia pertanto nessun centro determinato: in un certo senso, il centro sarebbe dovunque, in base all'osservatore. Si notano le somiglianze con le dottrine di Nicola da Cusa e perfino di Albert Einstein[1].
Nel Contra haereticos Alano combatte, nel I libro, gli Albigesi, nel II i Valdesi, nel III gli Ebrei e nel IV gli Arabi. Gli Albigesi sostengono che il mondo è opera di un principio maligno dal momento che gli effetti mutevoli e imperfetti – tutti quelli che si trovano in natura - devono avere cause altrettanto imperfette, quindi non derivanti da Dio. Alano risponde, con Aristotele, che il movimento presuppone un motore immobile, dunque Dio e che la causa efficiente resta immutata anche producendo effetti soggetti a mutamento e corruzione. Alla negazione albigese dell'immortalità dell'anima risponde, platonicamente, che ciò che è incorporeo è incorruttibile e anticipando anche la "scommessa" di Blaise Pascal, afferma che comunque, se l'anima è mortale ma la crediamo immortale, non ne subiamo svantaggi che invece possiamo avere se essa è immortale e noi la crediamo mortale.
[modifica] Citazioni
Molto nota una citazione fatta da Umberto Eco ne Il nome della rosa:
| « Mio buon Adso - disse il maestro - È tutto il viaggio che ti insegno a riconoscere le tracce con cui il mondo ci parla come un grande libro. Alano delle Isole diceva che omnis mundi creatura quasi liber et pictura nobis est in speculum e pensava alla inesausta riserva di simboli con cui Dio, attraverso le sue creature, ci parla della vita eterna. Ma l'universo è ancor più loquace di come pensava Alano e non solo parla delle cose ultime (nel qual caso lo fa sempre in modo oscuro) ma anche di quelle prossime, e in questo è chiarissimo. » |
[modifica] Traduzioni
- Liber de planctu naturae, in Cosmologie medievali, a cura di G. C. Garfagnini, Torino, 1986
- Liber parabolarum, Galatina, 1998
- Le sei ali dei cherubini, Roma, 2000
- Le regole del Diritto Celeste, Palermo, 2002
- Viaggio della saggezza. Anticlaudianus. Discorso sulla sfera intelligibile. Bompiani, Milano, 2004
[modifica] Note
- ^ Cf. I. Toth, La filosofia e il suo luogo nello spazio della spiritualità occidentale, Bollati Boringhieri, Torino 2007, pp. 38-39.
[modifica] Bibliografia
- Alanus de Insulis, Anticlaudianus, a cura di M. Sannelli, La Finestra editrice, Lavis, 2004.
- Alanus de Insulis, Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina con indici analitici