Agostino Ramelli

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Agostino Ramelli (Ponte Tresa, 15311608) è stato un ingegnere svizzero-italiano, del XVI secolo.

Indice

[modifica] Biografia

In gioventù attese a studi di matematica e architettura e prestò servizio nell'esercito di Carlo V, raggiungendo il grado di capitano. Servì pure sotto uno spregiudicato condottiero, Gian Giacomo Medici detto il Medeghino (1499-1555) cui verso il 1532 Francesco II Sforza cedette il marchesato di Marignano (oggi Melegnano).

Nel 1571 trasferitosi in Francia al servizio del duca di Angiò, futuro re Enrico III (1551-1589), fu da questi nominato suo ingegnere. Con questa funzione prese parte all'assedio della Rochelle, durante il quale fu ferito, preso prigioniero dagli Ugonotti e poi liberato per intercessione del duca.

[modifica] L'opera

Sistema di Ramelli per dirigere il tiro delle artiglierie di notte

La sua fama gli deriva dalla sua unica opera pubblicata: "Le diverse et artificiose machine del Capitano Agostino Ramelli Dal Ponte Della Tresia Ingegniero del Christianissimo Re di Francia et di Pollonia: nelle quali si contengono uarij et industriosi Mouimenti, degni digrandißima speculatione, per cauarne beneficio infinito in ogni sorte d' operatione".

L'opera dedicata al re di Francia, pubblicata a Parigi nel 1588, consiste di 195 capitoli, ciascuno dei quali contiene l'illustrazione e la descrizione, in francese e in italiano, di una diversa macchina. Si tratta nella maggioranza dei casi di macchine per il sollevamento dell'acqua (norie, viti di Archimede e soprattutto una grande varietà di pompe), ma sono presenti anche vari tipi di mulini, seghe idrauliche e altre macchine azionate dalla forza dell'acqua, nonché gru, fontane e strumenti di interesse bellico.

Tra questi ultimi un rivoluzionario carro armato anfibio la cui struttura, costituita da assi di legno, era a tenuta stagna. Quando si muoveva su terreno utilizzava quattro ruote normali, mentre se doveva attraversare dei corsi d'acqua usava due ruote a pale, manovrate a braccia; soldati rannicchiati all'interno del carro sparavano attraverso feritoie senza esporsi al fuoco nemico. Questi veicoli potevano essere congiunti gli uni agli altri, attraversando anche un fiume e con la superficie superiore piana formavano una specie di ponte per il traghetto della fanteria.

Nel luglio del 1992 il politecnico federale di Zurigo ha organizzato una mostra sull'opera del Ramelli, ripetuta a Lugano nell'ambito di Edilespo, registrando un notevole interesse i pubblico[1].

Recentemente è divenuta popolare la ruota di libri, ossia una sorta di leggio rotante per consentire la contemporanea consultazione di più testi, che pur essendo forse la meno utile delle 195 macchine, è stata considerata da qualcuno una prefigurazione dei moderni sistemi ipertestuali.

Le macchine di Ramelli usano tutti i tipi di ingranaggi che sarebbero stati usati nei secoli successivi e vari tipi di valvole.

il leggio rotante di Ramelli

Il "Theatrum machinarum" pubblicato da Jacob Leupold dal 1724 al 1739, che a suo volta costituì la principale fonte della scuola meccanica di Gaspard Monge, dipende ancora in larga misura dall'opera di Ramelli.

Poiché nell'opera mancano completamente illustrazioni di fortificazioni, che costituivano il principale interesse professionale dell'autore, probabilmente Ramelli intendeva dedicare loro un altro libro.

L'unica altra opera nota di Ramelli è un manoscritto inedito e incompleto dedicato alla descrizione di un elaborato strumento per il rilevamento. Il manoscritto ne descrive anche possibili usi militari.

[modifica] Edizioni

Una traduzione inglese dell'opera di Ramelli è:

  • "The Various and Ingenious Machines of Agostino Ramelli. A Classic Sixteenth-Century Illustrated Treatise on Technology. Translation and Biographical Study by Martha Teach Gnudi. Annotations and Glossary by Eugene S. Ferguson", New York, Dover, 1976.
  • Agostino Ramelli, Le diverse et artificiose Macchine. 1588. BSI -Banca Della Svizzera Italiana, Lugano 1992.

[modifica] Note

  1. ^ Agostino Ramelli, ingegnere singolare al servizio dei potenti nell'arte militare, in «Rivista di Lugano», Anno LIII, numero 11, 18 marzo 2011, 69.

[modifica] Voci correlate


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