Agamennone

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Agamennone seduto su una roccia mentre sorregge uno scettro, particolare da un frammento di lido da un lekanis Attico a figure rosse della cerchia del Pittore dei Meidei, ca. 410-400 a.C., proveniente dalla contrada Santa Lucia a Taranto, attualmente al Museo Archeologico Nazionale di Taranto.
La cosiddetta "Maschera di Agamennone", scoperta da Heinrich Schliemann nel 1876 a Micene

Agamennone (in greco 'Ἀγαμέμνων', "molto determinato") fu una delle figure più importanti della mitologia greca. Figlio del re Atreo di Micene e della regina Erope, era il fratello di Menelao e cugino di Egisto.

Indice

[modifica] Origini

Secondo la tradizione più accettata, Agamennone era figlio di Atreo e di Erope e fratello maggiore di Menelao e Anassibia.[1][2] Suo padre prese in moglie Erope dopo che la sua prima consorte, Cleola, era morta dando alla luce un figlio malato, Plistene.[3]

[modifica] La Guerra di Troia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Guerra di Troia.

La guerra di Troia è stata raccontata all'interno dell'Iliade da Omero. Agamennone raccolse le forze greche per salpare verso Troia. Preparandosi a partire da Aulide, che era un porto della Beozia, l'esercito di Agamennone incorse nell'ira della dea Artemide. Ci sono diverse versioni delle ragioni di quest'ira: nell'opera di Eschilo, Agamennone, Artemide è irata per i giovani uomini che perderanno la vita a Troia, mentre nell'Elettra di Sofocle, Agamennone ha ucciso un animale sacro ad Artemide, per vantarsi in seguito di essere pari alla dea nella caccia. Sfortune comprendenti la peste e la mancanza di vento impediscono all'esercito di salpare; alla fine, l'indovino Calcante annuncia che l'ira della dea può essere propiziata solo dal sacrificio di Ifigenia (figlia di Agamennone). Le drammatizzazioni classiche differiscono su quanto padre e figlia fossero disposti ad accettare questo destino, compresi trucchetti quali il sostenere che era promessa in sposa ad Achille, ma Agamennone alla fine sacrifica una cerva e salva dalla morte la figlia. Questa morte tranquillizzò Artemide e l'esercito greco partì per Troia. Diverse alternative al sacrificio umano sono state presentate nella mitologia greca.

Agamennone era il comandante in capo dei greci durante la guerra di Troia. L'Iliade racconta la storia della discussione tra Agamennone e Achille nell'ultimo anno di guerra. Agamennone prese ad Achille una schiava attraente e preda di guerra, Briseide. Achille, il più grande guerriero dell'epoca, si ritirò dalla battaglia per vendetta e quasi fece perdere la guerra alle armate greche.

Anche se non pari ad Achille in coraggio, Agamennone era un degno rappresentante di autorità reale. Come comandante in capo, egli convocò i principi al concilio e guidò l'esercito in battaglia. Scese in campo egli stesso e compì molte imprese eroiche, uccidendo Bienore ed Oileo, Deicoonte, compagno di Enea, Iso e Antifo (due Priamidi), e poi Pisandro e Ippoloco (i due giovani figli del troiano Antimaco), Ifidamante e Coone (due dei tanti figlioli di Antenore), Elato e Adrasto. Prima di uccidere Coone, Agamennone venne ferito al braccio da costui, e fu dunque costretto a ritirarsi nella sua tenda. Il suo errore principale fu il suo arrogante sussiego. Un'opinione sovraesaltata della sua posizione lo portò ad insultare Criseide e Achille, portando così grande disastro sui greci.

Dopo la caduta di Troia, Cassandra, profetessa maledetta e figlia di Priamo, finì nel lotto di Agamennone durante la distribuzione dei premi di guerra.

Secondo l'Eneide, l'auriga di Agamennone, Aleso, stabilitosi in terra italica dopo la presa di Troia, combatté a fianco di Turno contro Enea, venendo ucciso da Pallante.

[modifica] Ritorno in Grecia

Il ritorno di Agamennone, da una illustrazione del 1879 per Stories from the Greek Tragedians di Alfred Church.
L'uccisione di Agamennone, da una illustrazione del 1879 per Stories from the Greek Tragedians di Alfred Church.

Dopo un viaggio tempestoso, Agamennone e Cassandra sbarcarono in Argolide o vennero spinti fuori rotta e sbarcarono nella terra di Egisto. Egisto, che nel frattempo aveva sedotto Clitennestra, lo invita ad un banchetto durante il quale viene ucciso. Secondo il resoconto dato da Pindaro e dai tragici, Agamennone venne ucciso dalla moglie mentre era solo nel bagno, dopo che un telo o una rete vennero gettati su di lui per impedirne la resistenza. Clitennestra uccise anche Cassandra. La sua ira per il sacrificio di Ifigenia e la gelosia per Cassandra, si narra, furono i motivi del crimine. Egisto e Clitennestra quindi governarono il regno di Micene per un periodo, ma l'assassinio venne vendicato sette anni dopo dal figlio Oreste.

[modifica] Altre storie

Ateneo racconta la storia di Arginno, un eromenos di Agamennone: "Agamennone amava Arginno, così narra la storia, avendolo visto nuotare nel fiume Cefiso; nel quale infatti perse la vita (poiché nuotava costantemente in questo fiume), e Agamennone lo seppellì e fondò un tempio di Afrodite Argynnis." (Il Deipnosofista di Ateneo di Naucratis, Libro XIII Sulle donne, p. 3) Questo episodio di trova anche in Clemente di Alessandria (Protrepticus II.38.2) e in Stefano di Bisanzio (Kopai e Argunnos), con varianti minori.

Le fortune di Agamennone hanno formato il soggetto di diverse tragedie, antiche e moderne, la più famosa delle quali è l'Agamennone di Eschilo. Nelle leggende del Peloponneso, Agamennone era considerato come il tipo più alto di potente monarca, e a Sparta veniva venerato con il nome di Zeus Agamennone. La sua tomba venne individuata tra le rovine di Micene e ad Amicle.

Un altro resoconto lo rende figlio di Plistene (il figlio o il padre di Atreo), che si narra fosse stato il primo marito di Erope.

Nelle opere d'arte esiste una considerevole rassomiglianza tra le rappresentazioni di Zeus, re degli dei, e di Agamennone, re degli uomini. Egli viene generalmente caratterizzato da uno scettro e da un diadema, i normali attributi dei re.

[modifica] Vittime di Agamennone nell'Iliade

Nella Guerra di Troia, Agamennone fu tra gli eroi che più influirono sulle perdite degli avversari, arrivando ad uccidere undici guerrieri in solo tre giorni di battaglia.[4]

  1. Odio, sovrano degli Alizoni e alleato dei Troiani nel conflitto, fratello di Epistrofo. (Omero, Iliade, libro V, versi 38-42.)
  2. Elato, alleato troiano, residente a Pedaso prima che venisse distrutta da Achille. (Omero, Iliade, libro VI, versi 33-35.)
  3. Adrasto, guerriero troiano, catturato vivo da Menelao e finito dal fratello. (Omero, Iliade, libro VI, versi 37-65.)
  4. Bienore, guerriero troiano, definito "pastore di popoli". (Omero, Iliade, libro XI, versi 91-93.)
  5. Oileo, guerriero troiano, compagno e auriga di Bienore. (Omero, Iliade, libro XI, versi 93-100.)
  6. Iso, figlio illegittimo di Priamo. (Omero, Iliade, libro XI, versi 101-112.)
  7. Antifo, figlio di Priamo e di Ecuba. (Omero, Iliade, libro XI, versi 101-112.)
  8. Pisandro, figlio di Antimaco e fratello di Ippoloco. Colpito di lancia al petto. (Omero, Iliade, libro XI, versi 122-147.).
  9. Ippoloco, figlio di Antimaco e fratello di Pisandro. Fatto letteralmente a pezzi mentre tentava di fuggire; Agamennone lo afferrò e gli tagliò entrambe le braccia e infine la testa. (Omero, Iliade, libro XI, versi 122-147.).
  10. Ifidamante, guerriero troiano, figlio di Antenore e Teano, fratello di Coone. (Omero, Iliade, libro XI, versi 221-247.)
  11. Coone, valoroso guerriero troiano, figlio maggiore di Antenore e Teano, fratello di Ifidamante. (Omero, Iliade, libro XI, versi 248-263.)


[modifica] Agamennone nell'arte

[modifica] Note

  1. ^ Euripide, Elena, versi 386-392.
  2. ^ Igino, Fabula, 97.
  3. ^ Igino, Fabula, 86.
  4. ^ Igino, Fabula, 114.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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