Abbazia di Viboldone

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Abbazia di Viboldone
Scorcio della facciata.
Scorcio della facciata.
Paese Italia
Regione Lombardia
Località San Giuliano Milanese, Milano
Religione Cattolica, ordine Umiliati
Diocesi Milano
Anno consacrazione 1348
Architetto {{{Architetto}}}
Stile architettonico gotico/romanico
Inizio costruzione 1176
Completamento 1348
Demolizione {{{Demolizione}}}
Sito web http://www.viboldone.it/

Coordinate: 45°23′9.53″N 9°16′38.24″E / 45.3859806°N 9.2772889°E / 45.3859806; 9.2772889

L'Abbazia di Viboldone è situata a Viboldone, frazione della città di San Giuliano Milanese, in provincia di Milano.

Per la bellezza della sua architettura e dei suoi affreschi trecenteschi è uno dei più importanti complessi medievali della Lombardia; fu fondata nel 1176 e completata nel 1348 dagli Umiliati, un ordine religioso formato da monaci, monache e laici che, attorno all'attuale chiesa, conducevano vita di preghiera e di lavoro, in particolare fabbricando panni di lana e coltivando i campi con sistemi di lavorazione assolutamente innovativi. Dopo la soppressione degli Umiliati ad opera di Carlo Borromeo, l'abbazia passò ai Benedettini Olivetani, successivamente soppressi dal governo austriaco e costretti ad abbandonare l'abbazia. La facciata è a capanna, caratteristica per le bifore aperte sul cielo, con tessitura muraria in mattoni a vista, solcata da due semicolonne che la tripartiscono, con decorazioni di pietra bianca. Fu completata nel 1348.

Il portale d'ingresso.

Il portale è in marmo bianco. Nella lunetta che ne sovrasta l’architrave si trovano sculture marmoree della Madonna con bambino fra i santi Ambrogio e Giovanni da Meda. Ai lati, due nicchie gotiche racchiudono le statue dei santi Pietro e Paolo. Il portone della chiesa è di legno scuro, decorato con grandi costoloni lignei e grossi chiodi, e risale all’epoca della costruzione della facciata. In esso è ricavato un piccolo portoncino che è usato per l’ingresso in chiesa.

Il campanile, a cono cestile, si innalza sopra il tiburio della chiesa, secondo la tradizione cistercense. Esso richiama l'impianto cromatico e decorativo della facciata, con cornici in cotto e archetti alla base delle bifore e delle trifore sormontate da oculi. La sobrietà degli elementi architettonici all'interno della chiesa la farebbe dire quasi spoglia, se non fosse la decorazione pittorica che la ricopre per buona parte a rivestirla di luci e di colori.

L'interno, con la volta illuminata.

L'impianto della chiesa è a sala rettangolare, a tre navate di cinque campate ciascuna, inquadrate in archi trasversali a sesto acuto. Prima campata in stile romanico e le successive, realizzate nel corso del '200, in stile gotico con colonne in cotto che sorreggono alte volte a crociera. La chiave di volta, al centro delle crociere, è circondata da spicchi racchiusi in un cerchio, con i colori dell'arcobaleno, segno dell'amicizia di Dio con gli uomini.

Le colonne che scandiscono le navate sono in laterizio, con capitelli dello stesso materiale a cubo scantonato.

La chiesa accoglie numerosi e celebri affreschi, opera della scuola di Giotto. Nella parete frontale del tiburio è raffigurata, al centro, la Madonna in Maestà e Santi, direttamente datata al 1349. Sulla parete che la fronteggia è campito il Giudizio Universale di Giusto de' Menabuoi, che potrebbe risalire ad anni subito precedenti il 1370 (per quanto alcuni studiosi propendano per una data vicina al 1350); al suo centro, avvolto nella mandorla iridescente, la figura dolcissima del Cristo; alla sua destra stanno i "benedetti", con il volto proteso verso il Giudice, e alla sinistra i "dannati" su cui giganteggia la figura di Satana intento a divorare la preda. Sulla metà superiore della parete, due angeli sono intenti ad arrotolare il tempo della storia, facendo intravedere alle spalle la Gerusalemme celeste.

Al primo piano della palazzina che fiancheggia la chiesa, si affaccia con due finestre sul piazzale la Sala della Musica, singolare testimonianza iconografica degli strumenti musicali in uso a Milano tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento. Gli affreschi in essa conservati rendono l'immagine di un portico, dove lesene scanalate ripartiscono dodici finestre che contengono ogni sorta di strumenti musicali a monocromo di terra rossa con ombreggiature nere e ombre di color ocra su fondo bianco. Gli strumenti, dipinti a grandezza reale, sono disposti a coppie incrociate secondo uno schema a trofeo che evidenzia la centralità dell'immagine, la simmetria e l'assenza di gravità tipica delle grottesche.

Originale è anche il campanile, mentre nulla o quasi resta dell'antico monastero.

Oggi l'abbazia, dopo anni di disuso, ospita la Comunità di Madre Margherita Marchi, monache Benedettine che dal 1941 si dedicano alla produzione di confetture e dal 1945 svolgono un'importante attività di editoria religiosa e teologica, oltre ai loro impegni di natura più strettamente monastica.


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